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Ci siamo tutti trasferiti online in una netlife ;-) ma con anni di webstorytelling

In questo periodo ci siamo tutti trasferiti online in una netlife 😉 anche se confesso non era esattamente questo punto di osservazione di social distance quello che mi ero immaginata 20 anni fa quando ho fondato la mia società,  immaginando “un po’ di rete nella vita e un po’ di vita nella rete”, appunto Netlife s.r.l.  ovvero quel luogo dove si vive la trasformazione digitale e sociale

Tutto questo mi ha fatto riflettere e tornare indietro nel tempo, a quel 2000 con gli occhi e il cuore pieni di immagini e emozioni proiettate al futuro. Quell’anno era il mio terzo anno di lavoro nel web (iniziai nel 1997) tra comunicazione e formazione, quando il web era Lycos, Webcrawler, Netscape, il suono acuto del modem 56k che fischiando sempre più, ci avvisava dell’arrivo online, in quello spazio virtuale in cui non si doveva avere fretta. Non era il tutto e subito di oggi, ma grande pazienza, da parte del navigatore, nell’attesa del caricamento delle pagine che venivano pensate “leggere”, minimal e naturalmente di facile consultazione. E spesso le pagine si dovevano salvare quando presentavano contenuti molto densi, altrimenti la bolletta telefonica diventata ancora più “hot”.

E se tutto questo diventasse un diario corale di webstorytelling? E se attorno ai ricordi e alle emozioni si costruisse il meglio del web? Stiamo usando il web per colmare la social distance, usiamolo ancora di più per unire i ricordi e costruire una comunità #consapevolmenteconnessa

Non era spettacolarizzazione ma grande attenzione nelle verifiche e nei test del “peso”: leggera, altrimenti l’utente non aspetta e se ne va. Era l’epoca dei test di valutazione che si facevano in maniera maniacale per riuscire a coniugare la gradevolezza, l’utilità e il coinvolgimento del navigatore, che diciamolo, ogni volta che andava online per scoprire le informazioni si emozionava anche un po’, almeno per me era così. Ricordo le progettazioni di siti web, i loro obiettivi dell’epoca, soprattutto rivolti ad un pubblico di stranieri, la “fatica” nel riuscire a coniugare le immagini del mondo dell’arte, delle agenzie immobiliari (che erano i miei principali clienti), la necessaria gradevolezza che desideravano con la fattibilità degli obiettivi che volevano raggiungere e la “rigidità” dell’allora HTML fatto di tabelle, di celle e di grande pazienza. Pensate fosse facile riuscire a spiegare che una pagina che impiega 30 secondi a caricarsi non viene guardata come invece, i committenti si aspettano? E un ambiente virtuale di formazione dove i discenti devono “sentirsi in aula” fatto di celle che debba farli sentire “a casa”? Quelli erano anche gli anni in cui insegnavo ad utilizzare il web ai nonni, il target era over 65, alle donne inoccupate alle quali presentare un’opportunità (anche se poi dovevano avere un computer e un modem a casa e non sempre era così), agli insegnanti, ma anche alle pubbliche amministrazioni per scoprire alcuni aspetti tecnici. Era la mia controparte reale alla creatività progettuale, quella che mi metteva davanti alle limitazioni economiche che poi impattavano sul sociale (hai imparato molto, sai le opportunità che puoi sfruttare, ma poi non puoi permetterti lo strumento) e talvolta difficoltà inaspettate come il  dover insegnare a muovere il mouse. Quella che mi insegnava sul campo il concetto di “usabilità” e sulla cui teoria mi sarei specializzata con un grande maestro. Esercizi di movimento prima di tutto, per insegnare a tenere la mano su un oggetto che doveva muoversi per guidare il cursore su una pagina. I miei studi di pianoforte mi aiutarono a trovare delle soluzioni e soprattutto degli esercizi per aiutare queste persone che nell’arco di una settimana dovevano raggiungere degli obiettivi didattici. Provate a pensare di avere un bellissimo piano formativo da raggiungere e poi mettetevi in un aula in cui vi rendete conto che non solo non riuscirete ad arrivare alla fine, se la situazione non prende una svolta, ma rischiate di non iniziare neppure visto che il mouse, lo strumento attraverso il quale “guidare” le operazioni, è il più grande ostacolo! Erano Enti e PA quelle per cui lavoravo e non volevo assolutamente deludere nessuno: la sfida era quella e a quella dovevo trovare una soluzione, creativa.

Era il web delle gif animate, quel web che mi fa ancora battere il cuore quando guardo Internet Archive, che mi fa scendere una lacrima all’idea di quanta strada abbiamo fatto oggi grazie alle connessioni sempre più veloci e agli strumenti che i più giovani danno per scontati. Penso agli archivi e alle opportunità che offrivano per la formazione, per una visione internazionale, quegli archivi che ci aprivano al mondo e alla fantasia “Sono nella biblioteca inglese, sono in quella francese, in quella americana …” e così si comparavano i testi, si studiavano i siti, si analizzavano le opportunità e si fantasticava sul futuro. Beh sì lo confesso, io ogni tanto un giro su Internet Archive me lo faccio! E’ un album di ricordi virtuali sui quali si basa molto della consapevolezza delle connessioni attuali. E ogni tanto penso: ma se la connessione venisse distribuita a singhiozzo e a pioggia, oggi faremmo ancora cattura schermo o download per leggere?

Ricordo ancora quando sognavo ad occhi aperti immaginando un archivio digitale letterario interrogabile su più aspetti contemporaneamente per dare origine a nuove e potenzialmente infinite ricerche filologiche sulla letteratura di un autore, o un approfondimento filologico ad uno scritto. E sapete? nel 2005 il mio sogno si avverò per la prima volta, nel 2008 per la seconda, nel 2012 per la terza volta … e così ancora oggi ricerca dopo ricerca e sperimentazione dopo sperimentazione: ognuno con la consapevolezza del precedente. Ricerca, sperimentazione, voglia di costruire e di realizzare progetti innovativi, questi erano i sentimenti che ci animavano e che mi animano tutt’oggi. Fin da subito ho avuto due bravissimi informatici accanto da cui imparare con una mente aperta alla sperimentazione, eravamo un trio molto articolato ognuno con il suo “pallino”: un informatico puro che seguiva la facoltà di informatica, un informatico a metà tra la passione per l’informatica e quella per la letteratura e io, che ero affascinata dall’informatica ma con una passione per le lingue, le letterature straniere e la scrittura che prevaleva insieme ad una vena spiccatamente creativa. Quello che si direbbe l’embrione della migliore comunità di pratica in grado di fare crescere ciascuno dei propri membri (e che nel corso degli anni coinvolse centinaia di figure iperspecializzate in una visione). E fu così, l’inizio di un grande viaggio alla scoperta delle infinite opportunità della rete. Un trio che crebbe ognuno con le proprie idee che metteva sul piatto in ore e ore di telefonate, eh sì la sperimentazione avveniva via telefono … Ad un certo punto uno dei tre prese un’altra strada, ma subentrò un altro informatico “puro” con una sete di conoscenza e una intelligenza che ancora mi riempie di ammirazione. Confesso, quando mi mostra i codici ancora oggi trovo incredibile che si possa vedere le cose da quel lato … ma la cosa ancora più straordinaria è che riusciamo a vestire quel codice con l’interfaccia che immagino per il nostro utente, che il team ricerca ha pensato in un ambiente offline e che mai avrebbe immaginato essere “riproducibile” con nuove dinamiche … e lì vedo una magia, una complementarietà potente … vedo uno strumento incredibile che un singolo non potrebbe mai articolare da solo.

Per tutti i giovani questo racconto rappresenta la preistoria qualcosa di molto molto molto lontano uno #webstorytelling di una galassia lontana lontana ;-), ed in effetti lo è, sembra di andare indietro di 150 anni; ma forse per qualcuno queste righe rappresentano un tuffo nelle emozioni … Un momento di leggerezza che ci rende ancora più #consapevolmenteconnessi attraverso un viaggio tra ricordi e web.