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Dipingiamoci di blu, Cancelliamo il bullismo con il colore – il racconto di Francesca Anzalone, il progetto didattico

“Dipingiamoci di blu” Cancelliamo il bullismo con il colore è una storia contro il bullismo scritta da Francesca Anzalone attraverso la forma diaristica per presentare così la tematica da tanti punti di vista differenti, quanti sono i personaggi della storia. Guarda il video su IGTV 

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Dipingiamoci di blu, Cancelliamo il bullismo con il colore

“Dipingiamoci di blu” Cancelliamo il bullismo con il colore è una storia contro il bullismo scritta da Francesca Anzalone attraverso la forma diaristica per presentare così la tematica da tanti punti di vista differenti, quanti sono i personaggi del racconto.

Cancelliamo il bullismo con il colore è anche un progetto didattico condotto in collaborazione con l’Istituto Colombo di Chirignago (Ve), scuola primaria e che ha trasformato la storia in un murales presente all’interno dell’Istituto stesso. Realizzato dai bambini delle classi quinte, dopo un percorso di lettura, e confronto anche con l’autrice e con l’ausilio di insegnanti preparati e il supporto dei ragazzi più grandi grazie all’alternanza scuola-lavoro, ha ispirato anche la produzione di una canzone e quest’anno una mostra di disegni dell’Istituto Calamandrei sempre di Chirignago (Ve), scuola secondaria di primo grado.

Al centro del racconto l’esperienza di Andrea Celeste, una ragazzina piena di sogni che dalle elementari passa alle medie con grandi aspettative ma che si ritrova isolata e vittima di un bullo Stefano e dei suoi “aiutanti”, lo stesso che “avvolge nel silenzio” anche le altre ragazze della classe, ciascuna con le sue fragilità.

La storia inizia con la pagina di diario di Andrea Celeste diciottenne, all’ultimo anno delle superiori siamo nell’ottobre del 2025. La ragazza oggi è felice, piena di vita e intenta a “raccontare sogni e aspettative” al suo compagno di vita: il diario.

La scelta di ambientare nel 2025 l’inizio della storia, che si svolge sette anni prima, ha la volontà di sottolineare come una cosa che accade oggi, e che sembra enorme nelle nostre emozioni del momento, può essere percepita lontana e messa poi in un cassetto dei ricordi dove si affievolisce sempre più. Come scrive Celeste Il passato l’ho lasciato andare, così come le paure, il mio isolamento, i miei silenzi. Tutto è ormai un lontano e brutto ricordo affidato alle pagine del diario chiuse nel cassetto dell’armadio.

Ho deciso di non gettare via nulla, di lasciare là, in ricordo della mia crescita. Forse un giorno le rileggerò, forse no, ma la mia consapevolezza mi aiuterà ad affrontare le sfide future.

Il messaggio iniziale di Celeste è appunto quello di ricordare che, nonostante le pagine che leggeranno e le emozioni che in loro nasceranno da questa lettura, le cose hanno un inizio e una fine, che anche se accadono e non sappiamo spiegarne il perché, ci devono lasciare un insegnamento e che anche nel momento più buio c’è il seme di qualcosa di bello che potrà germogliare col tempo. Come nel suo caso l’aver trovato delle amiche vere che la accompagnano anche nella vita futura.

Caro diario … e sì, nonostante sia finito il progetto da tanto, ormai non posso fare a meno di te, amico mio. Le amiche, Margherita, Eliza, il gruppo di danza, le compagne di scuola e anche il mio ragazzo ormai fanno parte delle tue pagine, e tu di me.

“Ho scelto di raccontare le emozioni di un gruppo di adolescenti partendo da una situazione finita e gettata alle spalle, per sottolineare come il punto di vista cambia tra il trovarsi nel mezzo della tempesta e, il dopo, quando tutto è risolto – spiega Francesca Anzalone, autrice della storia – un’occasione di confronto che si aggiunge ai tanti punti di vista dei personaggi e dell’insegnante che, anche se verbalmente non dice nulla, mostra una grande consapevolezza della situazione attraverso la comunicazione non verbale. Uno dei temi della discussione e del confronto è infatti il tema dell’ascolto che comprende non solo le parole e l’importanza che la parola ha, ma il tono, il modo e soprattutto la mimica che la accompagna e ancora di più i silenzi che possono racchiudere forti emozioni, positive e negative, infatti Dipingiamoci di blu sono storie, appunto, che si intrecciano nei silenzi della paura. E come presenta l’incipit Non macchiamoci di rosso col silenzio, ma dipingiamoci di blu, con l’inchiostro della consapevolezza. Il silenzio isola, la paura conduce a nuova paura”.

Ed ecco che un diario può diventare il miglior amico o lo strumento per forzare un silenzio ostile.

Tra parole, interpretazioni e colori ecco a voi la storia di Andrea Celeste, o come si racconterà lei Andrea sempre Celeste nell’anima 🙂

Buona lettura

Un estratto dalla storia

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18 ottobre 2025

Diario di Andrea Celeste

Caro diario!

Che bello scrivere ancora così e con sempre più voglia di correre fuori al sole, guardare il cielo azzurro, perdermi nelle nuvole bianche e sorridere alla vita!

E’ iniziata la mia nuova avventura quest’anno la maturità e poi chissà quali le scelte.

Caro diario … e sì, nonostante sia finito il progetto da tanto, ormai non posso fare a meno di te, amico mio, compagno di vita. Le amiche Margherita, Eliza, il gruppo di danza, le compagne di scuola e anche il mio ragazzo ormai fanno parte delle tue pagine, e tu di me.

Caro diario, ho tante aspettative per quest’anno e tante per i prossimi anni. Tieniti pronto per questa nuova avventura.

Il passato l’ho lasciato andare, così come le paure, il mio isolamento e i miei silenzi. Tutto è ormai un lontano, un brutto ricordo affidato alle pagine chiuse nel cassetto dell’armadio.

Ho deciso di non gettare via nulla, di lasciare là quelle parole e con esse le emozioni vissute, come ricordo della mia crescita. Forse un giorno le rileggerò, forse no, ma la mia consapevolezza mi aiuterà ad affrontare le sfide future.

Intanto osservo le pareti azzurre della mia camera, le nuvolette bianche e la scritta “Creo come parlo” ovvero Abracadabra. E che la magia di un nuovo anno abbia inizio.

Non ho più paura di parlare, anzi, attraverso le parole disegno esattamente il mondo che desidero attorno a me, senza porre dei limiti ai miei sogni. Altrimenti non si chiamerebbero così, non credi? Sono consapevole del potere della parola e questo sarà un grande tesoro per me senza lasciarlo limitare.

Andrea sempre Celeste nell’anima 🙂

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Sette anni prima all’inizio di un nuovo anno scolastico, carica di entusiasmo Andrea Celeste si accingeva a iniziare il suo primo giorno di scuola. Aveva salutato gli amici delle elementari, si era trasferita in una nuova scuola piena di aspettative verso nuove conoscenze.

Sapeva che non avrebbe trovato i suoi compagni, ma questo non le impediva di pensare a quante nuove amicizie avrebbe avuto, a quante nuove opportunità si sarebbero presentate.

Quei pensieri non la facevano dormire all’idea del primo giorno nella nuova scuola.

Arrivò il giorno, finalmente! Ma non fu esattamente come lo aveva immaginato. Aveva lasciato una scuola molto rigida con tante regole e tanti controlli. Qui si era “grandi”, e quella sensazione le riempiva il corpo e la mente. Sono grande. Sono finalmente grande si ripeteva.

Aveva già immaginato di andare e tornare da scuola da sola. Aveva già ipotizzato il tragitto, forse con qualche nuova amica. Ed eccoci qui, finalmente al gran giorno. Quel giorno tanto atteso.

Il cancello di ingresso dove i genitori non potevano andare, l’orario di uscita in cui nessuno controllava … che sensazione meravigliosa! Che bello trovarsi qui! Che bello sentirsi grandi!

Dall’alto del cancello, un ragazzo seduto sopra, esattamente dove non avrebbe dovuto stare si alzò una voce: Ehi sfigata! cosa stai facendo? ridi da sola?

Andrea Celeste: Ciao! Non stavo ridendo, stavo guardando la mia nuova scuola e sono davvero felice di essere qui. Stavo assaporando questo momento.

Ragazzo: Vedi che sei una sfigata! Cosa te ne frega della tua nuova scuola. Pensa, una prigione da cui non ti puoi muovere che ti impedisce di fare quello che vuoi. E poi assaporare un momento? Ma da dove vieni? Da Marte? Torna giù, sfigata!

Andrea Celeste: Ma non è affatto così! Qui incontrerò degli amici nuovi, imparerò, chissà quante cose belle faremo. agli open day ho visto i laboratori … insomma sono emozionata per l’inizio di questo nuovo anno.

Ragazzo: Open day, laboratori, cose belle, vedi che sei sfigata! Sei già lo zimbello della scuola, sappilo!

Di lì a poco avrebbe saputo che quel ragazzo si chiamava Stefano, era nella sua classe e se lo sarebbe ricordato per lungo tempo.

21 settembre, in classe, l’insegnante di italiano:

Ragazzi un momento di attenzione, ho una consegna per voi. Insieme agli altri insegnanti abbiamo deciso che per tutto l’anno dovrete tenere un diario. Quest’anno affronteremo il tema delle emozioni, è il vostro primo anno qui e sicuramente sarà “emozionante”, vorrei che il diario fosse uno stimolo alla riflessione e uno strumento per fotografare le vostre emozioni. Noi insegnanti siamo tutti d’accordo su questo compito. Dovrete portarli con voi, ogni tanto a qualcuno verrà chiesto.

Potrete anche inserire disegni, graficizzare, personalizzare al massimo. E’ il vostro diario.

E mentre l’insegnante condivideva questo compito con i ragazzi, Stefano, da lontano osservando Andrea Celeste, commentava ogni frase sottovoce, attirando la sua attenzione e generando in lei una specie di imbarazzo. Prima di aspettarla fuori dal cancello e urlarle

Stefano, ad alta voce e nel punto più in vista dello spiazzo fuori dal cancello: Ehi sfigata! Sei contenta di scrivere le tue emozioni? Eri tanto emozionata! Avrai molte cose da raccontare al tuo diario hahahahahaha Caro diario, sono tanto tanto emozionata hahahahahaha

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2 ottobre 2018

Insegnante di italiano: Stefano, posso vedere il tuo diario?

Stefano: Ma prof!

Insegnante: Lo hai iniziato oppure no?

Stefano: Non ho avuto tempo. Avevo altro da fare.

Insegnante: Altro da fare rispetto a un compito assegnato? Intanto inserisco un meno sul registro, la prossima volta vediamo a che punto sei.

Insegnante di italiano: Margherita portami il tuo diario, allora …

Margherita: Prof ho solo disegnato delle faccine. Non sapevo cosa scrivere.

Insegnante di italiano: Vediamo le faccine.

L’insegnante osserva in silenzio. Sono tutte faccine con la bocca tappata, alcune con la cerniera chiusa, altre con occhi pieni di lacrime, alcune con sguardo attonito.

Bene Margherita, procedi con il tuo lavoro.

L’insegnante si ferma per un attimo, osserva Margherita, senza soffermarsi troppo e poi inizia la lezione.

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18 ottobre 2018

Diario di Margherita

Caro diario,

devo scrivere altrimenti prendo una nota, ma non è ho voglia. Non posso scrivere cose belle in questo momento, anzi! Mi sento esattamente come le faccine, e mi vergogno. Non sono capace di parlare. Vorrei parlare ma non ne ho coraggio. Anzi vorrei proprio urlare contro quei bulli che stanno perseguitando Andrea Celeste, ma non ne ho coraggio.

Lei mi è molto simpatica, è bella e intelligente, potrebbe essere la mia migliore amica, ma invece la evito per paura di essere presa di mira anch’io. E’ dal primo giorno che non le danno tregua. Mi chiedo anche come faccia lei a resistere senza piangere. Anche se vedo i suoi occhi rossi e pieni di lacrime, lei si trattiene.

Ha un bellissimo sorriso, dei denti bianchi e belli, sarebbe il disegno perfetto per arte “Esegui il ritratto della tua migliore amica”.

La ammiro molto, ma lei non lo sa.

Se mi vedessero parlare con lei, o anche solo sorriderle o osservarla, sarei rovinata, diventerei anch’io la loro vittima. Io non voglio essere presa di mira, non voglio essere la sfigata della scuola.

Oggi ad esempio mi sono sentita raggelare quando ho visto quei due di terza entrare in classe, con la scusa di portare un libro alla prof. Ci hanno sfidati tutti con quell’aria “qui comandiamo noi!” e poi  l’hanno guardata sghignazzando e con le labbra, senza parlare le hanno detto “ti aspettiamo a ricreazione”.

La ammiro molto anche per questo, lei sa che la aspetteranno alla macchinetta, e che cominceranno con “Andreaaaaaaa … ma allora sei un maschio o una femmina?” e poi gli sghignazzi e poi “non bastava darti il nome di un maschio, ma anche quello di un colore … Celestinaaaaaaaa” e giù risate e poi ancora “i tuoi genitori ti vogliono proprio male, eh! volevano il maschio e sei nata tu … già che c’erano potevano chiamarti giallina, violetta, arancina hahahahaha!”. Non so davvero come riesca a resistere con tutti gli occhi addosso e quelle risatine dietro.

Ritratto di Andrea Celeste nella pagina di sinistra, coperto da un foglio bianco con scotch carta in alto e in basso.

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18 ottobre 2018

Diario di Andrea Celeste

Non voglio stare male! Non voglio stare male! Eppure sto male. Mi sento ferita dentro, prendere in giro così i miei genitori. Loro mi amano, hanno pensato al celeste del cielo, del mare, delle acque del fiume … trasparente come la mia anima mi dice sempre la nonna. Non ne posso più, non mi danno un momento di tregua.

Io sono orgogliosa del mio nome, da piccola ricordo che lo coloravo con le matite azzurre e attorno facevo tante nuvolette. Il mio colore preferito è il blu, mi fa sentire bene, mi piace.

Certo diario, non era così che mi aspettavo questa scuola e i nuovi compagni.

La mia amica Mirelle mi dice di non farci caso. Lei arriva dal Madagascar, e vive con la nonna. Una nonna molto saggia a sentire lei, le insegna a non prendersela mai. “Piccina sono sciocchezze le loro tu pensa ai colori” le dice “Pensa a quanta strada hai fatto, a quante cose nuove hai imparato. Sai una nuova lingua, hai imparato tanti nuovi aspetti della vita che prima non conoscevi. Quando ti prendono in giro tu colora le emozioni con la mente, e poi trasformale con la fantasia più bella … il mal di pancia sparirà”.

Forse ha ragione la nonna di Mirelle, bisogna pensare con i colori. Ma oggi quando sono andata alla macchinetta a prendermi l’acqua e ho trovato lì Stefano e i suoi amici di terza che hanno iniziato a prendermi in giro per il nome mi sentivo il sangue ribollire dentro. Certo loro sono di terza, io di prima, conoscono la scuola, sono temuti. Avrei voluto urlare, battere i pugni, chiedergli se non si vergognano, ma poi le spinte sempre più forti mi hanno bloccata. Mi vergognavo per come mi stavano trattando.

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25 ottobre 2018

Diario di Eliza

Caro diario,

cosa posso scrivere se non che mi vergogno di me stessa?

Che mi sento impotente? Provo rabbia verso me stessa, non mi piaccio e non ho neppure la forza per cambiare questa situazione. Sì sono una sfigata! La vera sfigata sono io che non faccio nulla, che vedo e mi giro dall’altra parte.

Sei una sfigata! Poveraccia! Me lo dico da sola, e invece lo urlano a un’altra, sola, completamente sola in balia di quei bulli.

Nella chat di classe hanno postato la foto di mio padre davanti all’auto che mi aspetta, hanno cancellato il viso ma lo so che è lui. Tutti sanno che è lui. E quelle scritte e quelle faccine che ridono a crepapelle mi fanno malissimo, peggio di un pugno nello stomaco.

Se oso dire qualcosa finisce che invece di una foto ne postano venti. Se lascio stare, magari la smettono alla svelta. E magari passa tutto più inosservato.

Loro non sanno quanti sacrifici ha fatto lui per comprare quell’auto per portarmi a scuola; quanto sia difficile la vita qui, soprattutto per lui che non sa l’italiano e che nel suo paese non ha potuto studiare per aiutare la famiglia. Lui vuole fare studiare me per garantirmi un futuro e insieme a mia madre fanno sacrifici enormi. Studia Eliza! questa è la tua possibilità. E loro cosa fanno? Lo prendono in giro per come si veste e per l’auto che ha e non pensano minimamente alla sua grandezza d’animo, alla sua generosità, all’amore che prova per me e alla fiducia che ripone in me.

Ma diario sai, il problema è che io non ho il coraggio di contraddire. E sono anche io complice di questa derisione. Quando esco da scuola provo vergogna, lui che mi sorride e mi viene incontro e gli altri che sghignazzano e si danno dei colpetti con il braccio.

E poi quando la mattina mi aspettano davanti al cancello e mi fanno il verso.

Eppure nonostante tutto, sto in silenzio. Le parole mi si bloccano in gola e io non riesco a dire nulla, anzi divento rossa per la vergogna, abbasso la testa e entro senza guardare in faccia nessuno.

E quando torno a casa mio padre in auto è felice e orgoglioso perché vede che i ragazzi mi aspettano sempre, che è bello che io sia una di loro, che sia parte di un gruppo.

E la vergogna per me stessa è ancora più grande!

Faccina con la lacrima disegnata a bordo pagina.

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Il Murales realizzato all’Istituto Colombo di Chirignago (Venezia) –  Vai alla rassegna stampa dell’inaugurazione del Murales 3 giugno 2019

Oltre trecento bambini dell’Istituto Colombo di Chirignago hanno partecipato all’inaugurazione del murales “Cancelliamo il bullismo con il colore”un progetto nato dalla collaborazione tra NetlifeLAB, il laboratorio di ricerca e sperimentazione di Netlife s.r.l. Comunicazione e Formazione, e l’Istituto Comprensivo “Colombo di Chirignago – Mestre.  “Da questa esperienza grazie ai bambini, Celeste, la protagonista del racconto insieme a tutti i personaggi che lo compongono hanno avuto la possibilità di ampliare le loro emozioni, i loro punti di vista” afferma Francesca Anzalone, docente ed esperta di comunicazione – Ma soprattutto abbiamo dato alle emozioni dei personaggi dei nomi, delle caratteristiche, delle forme, dei colori, e delle modalità di espressione tangibili. Le emozioni molto spesso rimangono delle onde che ci travolgono o diventano il frutto di pregiudizi che ci fanno percepire la realtà attraverso un punto di vista. Le parole non sono spesso articolate da diversi punti di vista, ma sempre con un solo giudizio. E’ nella mancanza di una competenza sulla gestione delle emozioni che nella maggior parte dei casi si arriva a perdere il controllo, a prevaricare a lasciarsi condizionare da una parola detta male. E l’ascolto di tanti, di tutti che ci aiuta a crescere”. 

Cancelliamo il bullismo con il colore, Dipingiamoci di Blu di Francesca Anzalone     Cancelliamo il bullismo con il colore, Dipingiamoci di Blu di Francesca Anzalone