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PR ovvero connettersi profondamente con le persone per generare fiducia

PR (People Relations) ovvero connettersi profondamente con le persone per generare fiducia consapevolmente connessi

PR People Relations, persone al centro di connessioni profonde in grado di generare fiducia. Questo l’obiettivo in ambito personale e professionale al quale dobbiamo ambire, soprattutto adesso che ci troviamo in una situazione particolarmente complessa di forte pressione psicologica. E in particolar modo nell’ambito della formazione con le Comunità di apprendimento e nella costruzione di  di pratica aziendali.

Ascoltare gli altri per comprendere il loro stato emotivo, per supportarli nel bisogno, per generare fiducia. Questo sicuramente uno degli obiettivi che ci dobbiamo prefissare sia in ambito personale che professionale. Al centro la fiducia, quell’aspetto centrale che ci permette di proseguire con energia e entusiasmo.  Generare fiducia nel futuro, nel nostro prossimo, nelle relazioni, nella società che ci circonda, nei colleghi, nel management deve essere uno degli obiettivi principali della nostra comunicazione.

Mi ha fatto credere in me. Grazie per la fiducia che ci ha dato. E’ bello pensare che ci siano persone che hanno fiducia in noi. Queste le frasi che mi sento ripetere più spesso dai giovani. Ma perché questa rassegnazione? Perché questa paura di sbagliare? Perché questa poca autostima? Me lo sono chiesta spesso e soprattutto l’ho chiesto nei messaggi, nelle chat, durante le lezioni, gli incontri (quando avvenivano ancora in presenza) e la risposta è che vi sono sempre meno occasioni per confrontarsi. Manca il tempo, si devono condividere nozioni. Ma la riflessione è: tutte queste nozioni sono davvero necessarie se poi mancano le competenze legate all’intelligenza emotiva? Alla capacità di fare squadra? Alla visione della crescita, della fiducia e del generare energia positiva? Servono davvero le parole complesse di una microlingua professionale se non abbiamo parole in grado di connettere profondamente le persone?

Abbiamo tutti bisogno di crescere e di sperimentare il cambiamento con fiducia. Dobbiamo prepararci in maniera consapevole e responsabile ad una trasformazione costante sociale e non possiamo farlo senza gli strumenti giusti: le connessioni profonde.

Con le sue parole ci ha aiutati, supportati, ci ha fatto credere in noi; ma soprattutto ci ha permesso di sperimentare quanto sia importante e arricchente il confronto.

Continuano a risuonare nella mia mente queste parole, prima del “Termina la sessione”,  E’ difficile interrompere quando c’è energia, lo sanno bene i bambini quando giocano, non smetterebbero mai, “ancora un minuto, per favore”; e lo sanno gli innamorati che non smettono di baciarsi e di desiderare che quel momento non finisca. E’ l’energia positiva,  la spinta, quell’energia che ci fa vivere con fiducia perché ci sentiamo bene. E allora perché non diventare promotori di energia positiva e fiducia nelle attività di formazione, in quelle di aggiornamento, nella nostra quotidianità con la comunità con cui condividiamo le giornate? Perché non costruire queste relazioni profonde nell’ambiente di lavoro in cui trascorriamo gran parte della nostra giornata? E perché non insegnarlo ai figli con grande coinvolgimento, invece di renderli iper critici e giudicanti?

Ti lascio con qualche spunto di riflessione e consiglio. Costruire relazioni significative significa:

    • Essere in sintonia prima di tutto con noi stessi. Un obiettivo da raggiungere per il nostro bene e per quello di chi ci circonda. Migliora le relazioni e le rende significative. Quando siamo in sintonia con noi stessi siamo centrati, e quindi si elimina quel bisogno negativo di trovare difetti negli altri. Evitate di cercare negli altri comportamenti che per voi paiono errati. E’ importante allenare la classe in questo e, naturalmente anche il team di lavoro.
    • Parlarci nel modo migliore. Le parole sono esattamente la proiezione di ciò che siamo e di ciò che vediamo. Perché si evitano certe persone? Perché non fanno altro che trovare difetti negli altri, perché cercano il negativo ovunque, perché giudicano in continuazione, pensando di essere migliori. Usano le parole non per generare energia, ma per “asfissiare” con “se io fossi in te farei così” “io non mi permetterei mai di fare questa cosa” “io sarei stata più rispettosa” … e così via, e poi si ritrovano in una vita “isolata”. Utilizzare le parole giuste con noi stessi è il primo passo per utilizzare le parole giuste con gli altri. Impariamo ad utilizzare un vocabolario e un modo di comunicare nuovo..
    • Usare le parole giuste e l’attenzione giusta, Non solo le parole “pesate e valutate con grande consapevolezza” ma anche l’attenzione e dunque l’ascolto attivo che i nostri interlocutori meritano. Un ascolto che non è attento per cogliere difetti e criticità, ma un ascolto empatico che entra in sintonia e costruisce una relazione significativa. Allenarsi ad ascoltare gli altri è fondamentale, a eliminare quella voglia che certe persone hanno di diventare i protagonisti della conversazione e di dire ciò che farebbero, ritenendolo migliore; magari frutto di una migliore educazione; di  studi più approfonditi o altro. Impariamo il rispetto per l’altro.
    • Coinvolgere gli altri attraverso un linguaggio positivo, inclusivo, accogliente.  Parola chiave: coinvolgere, fare sentire ciascuno parte di una realtà più o meno allargata. Iniziamo dal piccolo e allarghiamo le cerchie costantemente. Non possiamo pensare di metterci su un piedistallo e di “essere arrivati”. Ricordiamoci che tutti abbiamo bisogno di crescere in maniera costante, abbiamo bisogno di formazione permanente e dunque, mettiamoci in gioco insieme.

Lavorare sull’ascolto è dunque fondamentale, investire tempo, energie e azioni è doveroso. Ma l’arte di connetterci che possiamo allenare quotidianamente con grande determinazione è anche la capacità di gestire i conflitti e le situazioni di crisi.