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Webinar1 – Piano editoriale social per la Corporate Identity

Benvenuti nel webinar Piano editoriale social per la Corporate Identity dell’11 marzo 2020

A vostra disposizione questa pagina in cui potrete trovare le informazioni principali affrontate durante la diretta.

PIANO EDITORIALE HOW TO: Corporate Identity corso in eLearning dal 25 marzo al 25 aprile 2020 (durata 4 settimane)

Dallo scenario alla costruzione di un piano editoriale efficace: come si costruisce un piano editoriale efficace per i social specifico per la Corporate Identity?

Il corso ha l’obiettivo di costruire un piano editoriale dedicato alla Corporate Identity attraverso obiettivi di valorizzazione, promozione e tutela del capitale reputazionale. In questo percorso si apprenderanno nozioni legate alla selezione delle informazioni, all’identificazione delle fonti, ai canali e alla costruzione dei contenuti. 

Come funziona il corso? Ogni settimana un modulo dedicato che comprende, una batteria di slide, un podcast dedicato al modulo, un video, un foglio di lavoro sul quale costruire le attività, un forum in cui confrontarci nello svolgimento delle attività, un’esercitazione che viene poi verificata one-to-one e un elaborato finale che consiste nella costruzione del calendario editoriale e che viene verificato one-to-one. Il calendario editoriale trimestrale social può essere quello dell’attività professionale del corsista che viene verificato. Per chi volesse verificare il calendario editoriale annuale è possibile fare un Upgrade con l’annuale. Per info scrivere a info@netlifesrl.com

Tra gli argomenti affrontati nei 4 moduli (1 modulo a settimana) vi saranno i seguenti aspetti:

  1. MODULO: Introduzione generale per la comprensione dello scenario in cui si inserisce l’attività di content: web, soicial, e strategie tra asset comunicativi e dati di una società digitale in costante trasformazione. Punti di forza e criticità di una comunicazione partecipata, fluida e interconnessa. Obiettivo: conoscere  il contesto in cui inserire i contenuti più efficaci. Tutelare il capitale reputazionale, come capitale intangibile ma valoraliale per qualsiasi tipo di Impresa, Istituzione, PA. Che cosa rappresenta oggi la reputazione e come viene percepita nell’era dell’immagine tra web e social media e la ricaduta mass mediatica. Obiettivo: conoscere l’asset della reputazione per preservarla, governarla, indirizzarla nelle forme di percezione più efficaci. Il mercato conversazionale e reputazionale tra esigenze, volontà e contrasti. Obiettivo: comprendere le metodologie e le azioni che governano le dinamiche comunicative. La consapevolezza che la crisi colpisce chiunque, che si arriva alla crisi nella crisi, all’emergenza, e all’emergenza nell’emergenza. Obiettivo: focus sulla crisi mediatica e i social network. Come si tutela una realtà nella strutturazione di contenuti efficaci. ESERCITAZIONE: Identificazione degli stakeholder e analisi. Compilazione del foglio di lavoro.
  2. MODULO: Identificazione degli obiettivi comunicativi e stesura del protocollo di costruzione di contenuti “robusti” in grado di attrarre, informare e tutelare l’immagine. Analisi dei social: identificazione delle caratteristiche e opportunità per ciascuno di essi, identificazione dei contenuti più efficaci, protocollo di lavoro e linee guida editoriali.I social che verranno analizzati sono: LinkedIn, Facebook, Twitter, Instagram e YouTube, a partire da un’analisi dei canali esistenti e l’identificazione delle aree di miglioramento. Costruzione di un piano di comunicazione web e social, verifica dei risultati, costruzione di contenuti strategici, e costruzione e procedure per le aree di miglioramento durante l’attività. ESERCITAZIONE: Identificazione degli obiettivi di comunicazione da raggiungere. Compilazione del foglio di lavoro. Il 9 aprile dalle 10:00 alle 11:00 è prevista una sessione WEBINAR di Q&A con un approfondimento.
  3. MODULO: Dallo scenario alla costruzione di un piano editoriale efficace: la selezione delle informazioni, l’identificazione delle fonti, i canali e la costruzione dei contenuti. Come si costruisce un piano editoriale, l’attività di mapping delle informazioni, l’attività di mapping dei macro contenuti, l’attività di mapping della semantica da utilizzare. Obiettivo: identificare i macro concetti, e i tre livelli di approfondimento di ciascuna informazione e contenuto. Costruire categorie, tag, keyword e hashtag per la strutturazione del piano editoriale. Identificare un codice comune e coerente per la costruzione di un’immagine solida e il presidio della reputazione. ESERCITAZIONE: Costruzione del piano editoriale. Focus sui contenuti: main topic, conversazioni, attualità/scenario.
  4. MODULO: I social network e il calendario editoriale. ELABORATO FINALE: Costruzione del calendario editoriale trimestrale per i social comprensivo di tutte le attività e i contenuti. 

Costo per corso: euro 250,00 iscrizione e pagamento entro il 23 marzo.

Per maggiori informazioni e dettagli potete scrivere a info@netlifesrl.com

Docente del corso: Francesca Anzalone (navigando il sito potete trovare tutte le informazioni sulla bio, le collaborazioni, le uscite stampa).

PER TUTTI I DETTAGLI DEL CORSO IN ELEARNING COMPILATE LA FORM QUI SOTTO

 

FOCUS ON WEBINAR 11 MARZO ORE 10:00

L’argomento di oggi è la Reputation

Siamo nell’era della Reputation Economy e per le aziende, enti, istituzioni si parla sempre più spesso di Capitale Reputazionale. Un asset intangibile, un valore d’impresa, quell’insieme di valori e comportamenti sociali che influenzeranno il potere contrattuale dell’individuo e dell’azienda. In questa visione si inserisce la Corporate Reputation come indice di qualità: maggiore è la percezione positiva migliore è l’indice di qualità.

In questo contesto la tutela diventa un’azione principale. A differenza di un tempo, quando la promozione e la valorizzazione erano le azioni principali, oggi l’attenzione si deve focalizzare sulla tutela. Perché? Perché i tempi sono cambiati. La prima distinzione tra Corporate Identity oggi e ieri è legata alla comunicazione e al suo cambiamento: oggi la comunicazione è diretta, disintermediata e dunque passibile di commento/critica. Se da una parte, per la prima volta abbiamo la possibilità di raccontarci, di costruire un’immagine sempre più dettagliata e articolata, dall’altra non ci siamo mai imbattuti in un rischio così alto di scivolare in un messaggio errato. Proprio così, nella produzione di un messaggio sbagliato. Viviamo nella presunzione di saper scrivere un messaggio corretto: dal post, alla comunicazione istituzionale, all’intervista. Pensiamo che nessuno come noi conosce i contenuti da divulgare e i concetti chiave e invece, non siamo pienamente consapevoli di ciò che significa mercato globale e mercato conversazionale.

Il paradosso

Una finestra sul mondo, un mercato globale, ricco di opportunità a cui possiamo rivolgerci per raggiungere una enorme fan base; dove raggiungere mercati internazionali e dove inserirci al meglio per aumentare la nostra reputazione/notorietà. Sì certo e contemporaneamente un mercato i cui punti di vista sono articolati, differenti, con approcci opposti, con culture diverse (una grande ricchezza) ma in cui un messaggio singolo è sicuramente fraintendibile; in cui un punto di vista (la nostra visione) è sicuramente limitativa e rischiosa perché si contrappone alla visione di uno dei nostri interlocutori. Un mercato conversazionale in cui possiamo diventare oggetto di conversazione, ma non sempre positiva! Insomma tutto e il suo contrario.

Oggi il web è fatto per il 50% di opportunità e per il restante 50% di rischi, e così lo saranno tutte le nostre comunicazioni, a partire dal concetto base “Non conta quello che vuoi dire, conta quello che percepisce e comprende il tuo interlocutore”. Dunque, per riuscire a superare le criticità il messaggio deve essere semplice, non passibile di fraintendimento, né di manipolazione. Un messaggio che va tutelato. Un messaggio che diventa reputazione perché genera fiducia, soddisfa un’aspettativa, condivide valori, rappresenta un’identità.

Dunque che cosa serve? Chiarezza, coerenza e consapevolezza sia del messaggio realizzato che del contesto (scenario) in cui ci andiamo ad inserire.

Vi lascio due grafiche che ho creato in A3 da appendere in ufficio per ricordarsi sempre gli elementi chiave

La mappa concettuale dei principali elementi da tenere in considerazione. Questa mappa è in formato A3 a risoluzione 300 dpi disponibile per chi la desidera appendere sulle pareti degli uffici comunicazione, social e sale formazione (per la versione ad alta definizione scrivere a info@netlifesrl.com).

In questo webinar partiamo dal presupposto che la nostra Corporate Identity sia ben definita (esiste un seminario e un corso su “Come costruire la Corporate Identity”), chiara e coerente sulla quale si basa il capitale reputazionale e dunque sulla quale è necessario un presidio costante; costruita su messaggi in parte nostri, in parte di clienti, fornitori, media tradizionali, ma anche di estranei alla struttura che per la prima volta si imbattono nei nostri contenuti. Il tutto in un’attività conversazionale (principalmente sui social) non sempre contestualizzata.

Quali dunque le competenze da aggiornare per essere comunicatori efficaci oggi? Tra le più richieste e anche necessarie la capacità di valutare i rischi e di conseguenza costruire la strategia comunicativa migliore. Questa lunga premessa ci insegna che dobbiamo imparare a valutare i rischi a favore di una tutela costante.

Reputation, tutela e identità inserite nel contesto contemporaneo

L’obiettivo oggi è che ogni contenuto deve generare conversazioni. E quando si parla di conversazioni si intende l’omnicanalità. Rispetto al concetto di Piano editoriale come devo gestire i contenuti? Innanzitutto devo focalizzare la mia attenzione sulla valutazione del rischio.

Tutte le comunicazioni devono avere un obiettivo preciso: devono generare una conversazione, un’azione. Quali sono questi obiettivi? Gli obiettivi reputazionali nel nostro caso specifico possono essere quantitativi o qualitativi. Rispetto ad un piano editoriale che cosa significa? Nel mio piano editoriale devo inserire l’obiettivo specifico per ciascun contenuto e l’azione che voglio generare con quel contenuto. Nelle colonne del mio foglio di lavoro accanto al contenuto avrò sempre quella destinata all’obiettivo che deve perseguire e quella destinata all’azione che deve generare (e quindi alla call to action).

Ad esempio: Un Corporate che si vuole presentare come sostenibile racconterà quello che fa concretamente in termini di sostenibilità. Come e dove? Nei media tradizionali, attraverso trasmissioni, su speciali e approfondimenti; in dialogo con i social che riproporranno gli stessi concetti ma con modalità differente esempio un visual. Parola d’ordine coerenza. Così da fare circolare un messaggio univoco ma articolato al tempo stesso, che non annoia, che dialoga tra i canali e che stimola la curiosità. Accanto dunque al visual che propone l’AD con una breve dichiarazione efficace su Facebook, vi sarà una trasmissione con un approfondimento in cui lui racconterà le azioni concrete. A ciascun contenuto comunque saranno abbinati obiettivi e call to action. Nel post Facebook alla bella immagine impattante con il copy efficace corrisponderà un “scopri di più e link al post del Blog”; durante la trasmissione l’AD menzionerà invece il sito istituzionale in cui andare a recuperare i dati aggiornati che testimoniano le sue affermazioni.

E parlando di etica sostenibile, tema a noi molto caro in Netlife s.r.l. visto che il team allargato vanta tra i più importanti esperti a livello nazionale, non possiamo non sottolineare che oggi (mentre quando abbiamo iniziato a parlarne quindici anni fa era poco sentito) è un tema di grande attualità e tendenza, un tema quindi dalla forte connotazione reputazionale. E che, per questo, significa da una parte costruire contenuti “robusti” ovvero costruiti con dati e circoscritti in maniera efficace a dimostrazione che l’azienda segue un’etica sostenibile e dall’altra significa verificare costantemente la coerenza dei messaggi e la puntualità dell’informazione che, essendo un argomento caldo e sentito profondamente da una parte di audience e “specializzato” rischia di generare critiche e azioni contrastive se non gestito nella misura più corretta.

Come si tutela un messaggio di questo tipo? Sicuramente attraverso certificazioni che possono contribuire a migliorare la reputazione. Non dobbiamo essere noi a autocelebrarci ma terzi che, in maniera oggettiva, possono identificare punti di forza e migliorare punti di debolezza. Un’occasione anche per costruire contenuti di valore, nuovi approcci all’argomento e verificare con grande attenzione le criticità. Insomma un approccio concreto ed efficace al contenuto. Per tornare al nostro piano editoriale ad esempio possiamo prendere la giornata dell’8 marzo, da poco passata. Una data che generalmente viene affrontata da tanti punti di vista differenti, quale potrebbe essere il nostro approccio Corporate legato all’etica sostenibile?

L’esempio di un contenuto di attualità con un approccio efficace: l’8 marzo in un’ottica di etica sostenibile in azienda

Il messaggio “sempre dalla parte delle donne, non solo l’8 marzo” è sicuramente un concetto interessante da sviluppare, ma che se lasciato così generalizzato non genera valore di identità. E’ sì una frase, una presa di posizione, ma potrebbe risultare priva di azioni. Il punto è aggiungere un’azione al nostro pensiero, rappresentare con i fatti e con coerenza i valori che vogliamo trasmettere. Mentre prima la scrittura ci portava a descrivere il cosa facevamo, oggi ci porta a focalizzare l’attenzione sul come e sul perché. Alle perifrasi complesse si sostituiscono frasi semplici che presentano immediatamente i benefici del pensiero. Ed ecco che l’8 marzo nel nostro piano editoriale che vuole trasferire l’etica della sostenibilità la frase può diventare “dalla parte delle donne 356 giorni all’anno per festeggiare l’uguaglianza di genere, infatti l’XX% del management sono donne”. Cambia l’approccio al contenuto: nel nostro calendario editoriale social in entrambe le situazioni compariva la data 8 marzo con la dicitura “giornata internazionale della donna” (diritti), la differenza la fa dunque il board editoriale con le sue strategie e competenze. Ad esempio: “sempre dalla parte delle donne, non solo l’8 marzo” ha generato una discussione con una serie di interrogativi, questa frase come ci caratterizza? In che modo dimostriamo di essere dalla parte delle donne? Siamo davvero dalla parte delle donne? Perché lo siamo davvero e attraverso quale percorso/dati/opportunità? Quanto è rischioso un messaggio di questo tipo? Tanto/troppo perché passibile di manipolazione con frasi tipo belle parole, ma i fatti? Facile parlare senza fare, e così via. Sforziamoci dunque di interrogarci sempre se abbiamo presentato l’argomento nel modo corretto, se trasferisce messaggi di valore e se ci fa percepire affidabili, autorevoli in un determinato aspetto. Oggi il pensiero critico è molto più allenato, siamo abituati alla comparazione, alla verifica (possiamo migliorare molto di più, ma le opportunità e gli strumenti non mancano), dunque non possiamo dare per scontato che bastino parole, servono fatti concreti. Ma tornando al nostro piano editoriale a seguire sempre in marzo in maniera coerente con il post dell’8 marzo dovranno dunque uscire dei post sulla valorizzazione del talento (senza genere, ma con un focus su come lo facciamo e perché lo facciamo) magari utilizzando la brand advocacy, ovvero il coinvolgimento diretto di dipendenti, clienti e fornitori che accompagnano l’azienda in questo percorso di crescita e miglioramento.

L’approccio è necessario perché lo scenario è cambiato, dunque l’azienda oggi è vista come migliore non solo per le performance economiche, ma per il suo impatto sociale. L’azienda che sa fare oggi non funziona più per la scelta del mercato, è l’azienda che fa per il mondo, che si mette in gioco che contribuisce che impatta con grande efficacia. Le analisi di mercato ci trasmettono che il cliente sceglie in base a valori: stai facendo qualcosa di concreto per il mondo e io lo posso percepire? Bene, da domani scelgo te perché voglio essere parte della tua azione. Non ultima la situazione Covid-19 che ci sta ricordando quanto siano importanti le azioni e l’impatto sociale. Dobbiamo essere uniti, tutti orientati verso un obiettivo comune, così si genera l’impatto necessario ed ecco che la banca che fa una importante donazione per supportare la società in un’emergenza aumenta il suo valore, ma con un significato profondo. Attenzione però a valutare sempre i rischi di ciascuna azione/comunicazione messa in campo. Ad esempio chi garantisce la consegna a casa della spesa deve valutare i rischi prima di affrontare una comunicazione così impattante. In che modo? Chiedendosi se sarà in grado a fare fronte a tutte le richieste in tempi accettabili. Altrimenti non solo non sarà efficace, ma controproducente in termini di fiducia e di valore.

Quanti post devo programmare? E con quale obiettivo?

Ed eccoci alla domanda canonica: quanti post devo prevedere e programmare nel mio calendario editoriale? Quanti te ne servono per soddisfare i tuoi obiettivi nei tempi prestabiliti. Non esiste un numero (sicuramente un’attività impattante ne deve prevedere almeno due a settimana con contenuti interessanti, dati, analisi, commenti di aree specializzate), esistono gli obiettivi che ci prefiggiamo di raggiungere, il tempo entro il quale vogliamo raggiungere quegli obiettivi e il tema principale su cui vogliamo costruire la nostra reputazione. Il tutto nasce da una profonda analisi, ricerca, valutazione e selezione.

“Voglio aumentare la mia reputazione”, bene iniziamo a domandarci verso chi? in quanto tempo? quale tipo di azione voglio fare seguire? Tutto deve essere descritto dettagliatamente nella scheda di lavoro. Voglio aumentare la mia reputazione a livello qualitativo: in quale aspetto? Come voglio essere percepito? E perché dovrebbero percepirmi così? Cosa faccio per essere percepito in questo modo? Cosa posso fare ancora di più per essere percepito in questo modo? E la percezione dell’audience che azione deve generare dopo avermi percepito in questo modo?  Ed ecco che le recensioni rappresentano un aspetto chiave del nostro scenario. Più la recensione è spontanea, maggiore la sua efficacia. Dunque, dovrò focalizzare la mia attenzione su “fare generare recensioni spontanee” pare un ossimoro, ma non è così perché ho bisogno di generare conversazioni e scoprire innanzitutto quali sono gli elementi che caratterizzano il valore. Ed ecco che il 50% dei miei contenuti è produzione e il 50% dei miei contenuti è ascolto. E l’ascolto dei miei clienti diventano testimonianze, opportunità di recensione, condivisione, menzioni; e quello dei miei dipendenti, fornitori, collaboratori brand advocate.

Attenzione però: eh sì c’è sempre il però. Non dobbiamo deludere nessuno, altrimenti rischiamo di scivolare nell’epic fail. Più il nostro interlocutore è coinvolto, più è fidelizzato maggiore è il suo pathos nel promuoverci e nel caso di una delusione, diventa il “nostro peggiore antagonista”.

Che cosa dobbiamo fare con il nostro piano editoriale per non perdere la Governance?

Puntare sulla coerenza: di un linguaggio condiviso, di una tematica che vogliamo portare avanti, di un percorso chiaro e articolato. tutti devono parlare con lo stesso codice e registro, devono seguire una semantica comune. Utile per questo il Semantic Guide Manual ( esiste un corso dedicato “Come costruire il Semantics Guide Manual aziendale”).

Puntare su una tematica “calda” del momento: che non significa buttarsi a capofitto in ciò che non ci appartiene, ma analizzare perfettamente la nostra identità precisa (esiste un corso su “Come costruire l’identità aziendale”) e identificare nelle tendenze e nell’attualità tutti gli argomenti che vi ruotano attorno. Perché? Perché il pubblico è abituato a sentirne parlare, perché sentendone parlare vuole approfondire e gli esempi di applicazione sono utilissimi e interessanti. Perché data la sua attualità il pubblico è pronto ad ascoltare e viceversa l’azienda deve essere pronta ad ascoltare le esigenze e le aspettative del pubblico e rispondere tempestivamente.

Puntare sul cambiamento e sulla trasformazione sociale: l’azienda oggi è percepita come impattante, come una realtà che nel mondo contribuisce e ha una sua posizione, come? attraverso le parole del suo AD, che oggi sempre più diventa comunicatore/influencer perché incarna un punto di vista aziendale e di impatto sociale. Non si autocelebra ma rappresenta un’entità azienda e come tale in lui dovranno riconoscersi in primis i suoi collaboratori e insieme il mercato.

Vi lascio qui un podcast di approfondimento: Crisi mediatica come prevenirla, mitigarla e governarla