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Emozioni di latta – racconto breve

Emozioni di latta – racconto breve

Emozioni di latta, quando la scrittura creativa ti avvolge tra emozioni, carne in scatola e chiavi di latta.

Amo la scrittura, ma soprattutto la parola in ogni sua forma. Non esiste momento della giornata in cui non ci sia un testo creativo. Oggi ho deciso di condividere un racconto breve autobiografico. #bekindtopeople e ricordiamoci sempre che la parole vanno maneggiate con cura, esattamente come i ricordi.

E’ una serata come le altre, un bicchiere di vino rosso, il monitor che emana la sua luce fredda, neutralizzata, in parte, da quella calda scelta dal treppiedi sul tavolo. E’ un venerdì sera, sono le 21:30, a breve inizierà il coprifuoco. Mi alzo per guardare fuori gli ultimi passi frettolosi tra le luci. Mi siedo sulla panchina della mia bow window, il mio rifugio notturno. Ma che di giorno è il luogo preferito del mio cane perché scaldato dal sole che entra. Impassibile avvicino il volto al vetro della finestra, ora  freddo. Voglio tornare a viaggiare. Mi sento prigioniera in questa casa, che non ho mai vissuto appieno, un contenitore in grado di congelare le emozioni, esattamente come il vetro premuto contro la mia fronte. Eppure su quella bow window non meno di un anno fa eravamo sedute in due, a ridere a crepapelle. Il freddo non si sentiva, in due ci si scalda.

Un attimo prima stai viaggiando sulla tua auto in un’autostrada grigia davanti ad un tragitto dritto e monotono a fantasticare di dove andrai in vacanza. Mentre un attimo dopo ricevi la proposta più emozionante della tua vita, che ti scalda l’anima più ancora del sole di luglio delle 14:00, che leva il fiato in quella stanza enorme in cui ti trovi.

E quella lunga lingua grigia che all’andata era fredda e priva di significato, diventa calda, avvolta dal sole. E sarà un luogo che per sempre ti ricorderà i sogni, le fantasie e le emozioni incredibili provate in quella calda estate. E’ così, è inevitabile, ogni volta che ritorni su quel tratto la mente torna là, il cuore si scalda, e se ti ascolti attentamente puoi percepire lo svolazzare di farfalle nello stomaco. Non serve l’amore per provarle, servono emozioni intense.

Quelle che oggi paiono congelate come quel freddo che ora percepisco sulla fronte appoggiata al vetro.

Torno al computer, voglio trovare una sedia vintage color ocra. Mi piacerebbe in velluto, con la forma che ricorda una conchiglia, ho nostalgia del mare. Sorseggio il mio vino rosso, il cui sapore mi riporta a tante serate incredibili. A volte penso che in certi momenti la vita ha una sceneggiatura di gran lunga superiore ai migliori film. E mentre la mia mente spazia tra i ricordi, le mie mani continuano a digitare sulla tastiera, e quel ticchettio mi riporta ad una schermata: Ebay.

Fisso il monitor, la luce fredda che emana mi impedisce di mettere a fuoco l’oggetto, forse per le troppe ore che oggi ho trascorso qui, immobile, davanti a questo schermo a fare lezione.

Sento gli occhi stanchi, ma le farfalle nello stomaco. Mi trovo a fissare una lattina di carne Simmental con la sua chiave di latta e il viso rigato dalle lacrime. Non riesco a trattenerle, mi porto velocemente le mani agli occhi per eliminarle, ma nulla. Mi arrendo, lascio che questa forte emozione esca in tutta la sua intensità. Mi appoggio le mani sotto il mento, lascio che i ricordi fluiscano insieme alla bellezza di questo tsunami che mi sta avvolgendo e riscaldando. Ho lo stomaco sotto sopra, il corpo che si muove al ritmo dei singhiozzi e alla fine sorrido. Sorrido tra le lacrime, sorrido inondata dalle emozioni di meravigliosi ricordi. E resto lì, ferma, ad assaporarmi ogni istante di quell’incredibile visione che la mente mi sta restituendo.

Mi appoggio allo schienale e guardo quella bambina con il suo papà che ride, con il suo sguardo innamorato verso il padre che tiene in mano una strana chiave di latta e tenta di capire come aprire una scatoletta di carne Simmental. “Papà, secondo te ce la faremo?” dice ridendo. E’ felice, felice davanti ad una scatoletta di carne di cui non conosce neppure il sapore. Ma sa che non le importa, sa che la mangerà, perché non è il sapore, ma il momento. “Dobbiamo riuscirci Cicchetta, perché è il nostro pranzo”, risponde con la sua voce dolce e il suo sguardo premuroso il suo papà. “Sai che non so cucinare, quindi abbiamo due scatolette con pomodoro e insalata. Adesso vedrai che capisco come fare”.

E mentre osservo questa scena le lacrime sono copiose, riprovo quell’entusiasmo, quelle risate, quella gioia intensa nel passare il tempo con lui.

E’ incredibile come una chiave di latta sia in grado di riportare alla mente episodi vissuti più di trent’anni prima e come le emozioni siano lì, pronte ad esplodere, intense.

Una chiave di latta che ha una piccola apertura in cui si deve inserire un pezzettino che spunta dall’esterno della scatoletta. “Ecco, ci sono riuscito! adesso dammi qualche minuto che preparo i piatti e poi la tavola”.  Non era per nulla un cuoco, ma era un esteta, un padre amorevole, un amante dell’arte in ogni sua forma e tutto questo lo sapeva ricreare in pochi minuti.

Una tavola perfetta, pronta per il miglior banchetto reale, tutto impeccabile, e due piatti straordinariamente belli, perfettamente simmetrici, disegnati con precisione millimetrica, da mani che di mestiere necessitano l’esattezza chirurgica. Era tutto così bello e perfetto che non avrei voluto toccare nulla, neppure bere l’acqua da uno dei due bicchieri riempiti esattamente alla stessa altezza. Mangiammo, il sapore non era tra i miei preferiti, ma nessun piatto in tutta la mia vita ebbe così tanto sapore d’amore.

“Papà lo mangeremo ancora?”. “Certo se ti è piaciuto, sì.” “Mi è piaciuto molto, papà.”

Bevo un altro sorso di vino. Sorrido. Guardo intensamente la luce calda del treppiedi mentre le mie mani stanno digitando sulla tastiera e sfiorando il touch pad.

Transazione eseguita. Adesso quella scatoletta di carne della fine degli anni settanta con la chiave di latta è mia.

Di getto scrivo un testo. Lo incollo nella mail e lo spedisco.

Poco dopo la risposta “Bellissimo!!!”.

Torno alla finestra, mi siedo faccio partire la chiamata, ed ecco che quell’angolo si riempie di nuovo di risate e di emozioni di latta. “Ma davvero adesso hai una lattina con carne in scatola di oltre quarant’anni?”.