Storytelling Visual e Video – Be Kind to People, il mio viaggio nella comunicazione in ogni forma e in ogni luogo

Be kind to People, il mio viaggio nella comunicazione e nelle PR Francesca Anzalone

STORYTELLING VISUAL E VIDEO – BE KIND TO PEOPLE #2 OGNI DOMENICA

Vogliamo conoscere sempre di più i professionisti come persone, per fidarci di loro e per affidarci a loro. Il dialogo professionista – cliente sempre più trasparente e onesto; ma anche diretto e costante. Leggevo proprio ieri alcuni articoli sull’argomento, alcune dichiarazioni fatte da Seth Godin al Sole 24 Ore; ascoltavo conversazioni su Clubhouse e guardavo video di Merketers e tutto conduce al dialogo tra persone: diretto, onesto e positivo. Si guarda in proiezione, si ha una visione, si costruiscono relazioni a lungo termine, perché si desidera farlo, si desidera avere le persone nelle nostre vite. Una riflessione che mi porta a qualche giorno fa quando un’amica mi ha fotografato alcune foto di parecchi anni fa accompagnate da un biglietto scritto che, esattamente portava in sé il significato di una visione “voglio esserci come ricordo per te anche quando passeranno gli anni”. Proprio come per le relazioni significative nella vita anche nella professione tutto ruota attorno al dialogo e all’onestà, non alla “spettacolarizzazione”. Non esistono vetrine per i sentimenti, esistono dialoghi privati.

STORYTELLING VISUAL E VIDEO, TI RACCONTO IL “MIO VIAGGIO”

Storytelling, ovvero io ti racconto il mio viaggio, quello che vivo, sperimento, sento. Te lo racconto perché voglio che tu mi conosca, ma per renderlo nostro deve esserci ascolto attivo da ambo le parti e naturalmente partecipazione. Lo storytelling visual e video  mi permette di offrirti la mia visione, ma se dall’altra parte non ho la tua, allora non vi è condivisione, nessun dialogo, nessuna costruzione.  Adoro annotare tutto su Diari, il mio strumento di conoscenza più grande di me stessa. Mi piace rileggerli a distanza di anni, provare quelle emozioni e sensazioni e scoprire me stessa. E’ uno storytelling che funziona, e vince sulla mia crescita personale, comprendo molto e posso lavorare per migliorarmi. La domanda che mi pongo però è: funziona con altri? No, se questa condivisione non porta con sé ascolto attivo e la partecipazione dell’altro. No, se non presenta il contesto in cui mi trovo sia emozionalmente che fisicamente; no se l’altro non ha una visione completa di ciò che sta accadendo oltre al dialogo.  Nella comunicazione il contesto è fondamentale, perché permette di capire esattamente dove ci inseriamo nel percorso dell’altro.

Ti racconto di me contestualizzandolo, ti racconto delle mie paure, dei miei successi, delle emozioni nel qui e ora ma se nella spiegazione manca il qui e ora, tutto diventa “fraintendibile” perché l’altro lo leggerà con il suo qui e ora. Senza riferimenti nessun dialogo sarà efficace. Dunque, sì allo storytelling del qui e ora ben contestualizzato anche con immagini e video, ma onesto, trasparente e soprattutto privato.

Ti racconto il mio viaggio, ma i dettagli li lascio alle nostre conversazioni private, alla voglia di condivisione, all’interazione positiva che condivide anche il tuo qui e ora e che non lascia spazio a possibili fraintendimenti.

La voglia di condividere si vede dai dettagli, ma sono esattamente i dettagli a fare sempre la differenza: l’esserci è fatto di attenzione per i dettagli.

IL DIARIO E’ STORYTELLING DI VIAGGIO DA RILEGGERE INSIEME, UNO STRUMENTO DI CONSAPEVOLEZZA

Il diario è un viaggio che ci permette di “fermare” emozioni, idee e pensieri. Lo rileggiamo per comprenderci, e magari per comprendere il ruolo di personaggi non protagonisti. C’è una storia che viaggia sul “qui e ora” e che narra una visione, ma sullo sfondo, si vedono tante comparse: adoro leggere le storie che parlano di loro e vivere, attraverso le loro parole, emozioni, sensazioni tutto ciò che in quel momento non mi era così chiaro. Senza queste storie, senza questi intrecci non si possono creare relazioni significative, perché ci manca una parte importante della storia. Restiamo sospesi in un … chissà che cosa provava? chissà che cosa avrebbe fatto se …? e continuano ad essere interrogativi … che non possono costruire.

Il diario è uno strumento di consapevolezza, così come le foto e i video rivisti a distanza di anni con curiosità, con l’attenzione non più al primo piano, ma al secondo e terzo, allo sfondo … e a ogni dettaglio che ci appare. Sì, perché noi siamo cambiati, non siamo più le stesse persone e abbiamo un approccio differente anche se, spesso, non ce ne rendiamo conto.

Vi ho raccontato che tengo un diario da quando ho sei anni, sì da quando ho iniziato a scrivere bene e quindi a non dover “rovinare le pagine”, questo era il mio pensiero assillante. Scrivere senza dover tirare una linea sulle parole e sui concetti. Ma per ovviare a questo antiestetico problema 😀 scrivevo e non rileggevo. Non volevo perdere il pathos del momento! Ecco che a distanza di anni continuo ad accarezzare quelle pagine con qualche lacrima … rivivendo delle incredibili emozioni. Ero saggia da piccola, mi dico e guardo con amore quella piccola Ciccetta che non si preoccupava mai della forma, ma sempre delle emozioni! Oggi spesso mi chiedo: sono ancora in grado di mettere da parte la razionalità a favore delle emozioni? Perché il mio lavoro mi impone spesso di “tenere da parte le emozioni ed essere oggettiva al 1000%, soprattutto in situazioni di emergenza e crisi”, la risposta la trovo nei diari!

L’INTELLIGENZA EMOTIVA CI PREMIA ANCHE NEL BUSINESS, ATTRAVERSO LO STORYTELLING

Esistono centinaia di volumi che ci insegnano a comprendere le emozioni, a imparare a gestirle, a costruire il dialogo migliore grazie all’empatia, e vanno letti tutti! Sì, le emozioni consapevoli ci guidano e ci aiutano a prendere le decisioni migliori, anche quelle che razionalmente non prenderemmo.

Sapete qual è stata la prima lezione che ho imparato dal percorso sulla gestione delle emozioni, consapevolezza e analisi? Che non mi ascoltavo mai! Proprio così: sceglievo la visione razionale, nonostante la mia voce interiore mi dicesse altro. E non solo molte volte non l’ho ascoltata, ma anzi consapevolmente facevo il contrario, proprio per non “darle attenzione”. Non biasimo quelle scelte, ma sono consapevole che sono state frutto di razionalità, e non sempre la razionalità va ascoltata. Ma la lezione più importante è stata questa: comprendere il bassissimo livello di autostima nei miei confronti. “Non ti ascolti, significa che non hai fiducia in te stessa”. L’altro aspetto molto significativo era “ascolti la tua intuizione per gli altri, nel lavoro. La segui e hai conferme. Significa che ti stimi professionalmente e sai quanto vali”. Bello professionalmente, ma meno bello se pensate all’altro lato della medaglia. Così 15 anni fa ho iniziato un percorso di crescita personale.

Ai giovani durante le lezioni cerco di trasmettere tutto questo non solo con nozioni, la teoria è importante, ma la è ancora di più se supportata dall’empatia, dal dialogo, dalla collaborazione, dalla costruzione partecipata. Nel 2001 continuavo a lavorare sull’importanza delle Comunità di pratica sul Collaborative Learning, sul Cooperative Working, ho scritto saggi, articoli, volumi e ho diretto una rivisita proprio sul Knowledge Management perché tutto questo diventasse una condivisione sociale di un pensiero utile a ciascuno di noi, nel lavoro, nell’insegnamento, nella visione allargata del futuro.

Questa visione è premiante? Sì, perché costruisce relazioni significative: nel business con i clienti, nella didattica con la comunità di discenti che si costruisce, nella comunicazione attraverso l’uso delle parole migliori, nella scrittura perché offre una visione nella quale poter inserire ciascuno il proprio ruolo …

E I SOCIAL DOVE SI COLLOCANO? NELLO STESSO LUOGO IN CUI STAVA LA CORRISPONDENZA EPISTOLARE … SOLO CON STRUMENTI EVOLUTI DI VISUAL STORYTELLING

I social ci permettono di potenziare la nostra voce, il nostro messaggio generale attraverso le bacheche, attraverso le storie, ma ci permettono attraverso le Chat di costruire la conversazione privata con ciascuno dei nostri interlocutori.

Ho scoperto che le storie coinvolgono persone che non conosciamo, che ci permettono di conoscere tante nuove persone con la voglia di raccontare le loro esperienze, di crescere, di costruire … e nelle chat di poter dialogare di argomenti profondi, di imparare molto e di potersi rendere utili anche con “sconosciut* che entrano a fare parte delle nostre cerchie”. Una mente aperta è una mente che accoglie, ascolta, partecipa.

Il web dal 1996 mi ha insegnato moltissimo: la vita è fatta di interconnessioni significative. Ma soprattutto di dialogo aperto, leale e trasparente con persone che hanno in comune valori, idee, pensieri, voglia di costruire. Disegnammo una rivista virtuale nel 1997 dove la redazione era diffusa non solo  a livello italiano ma anche a livello internazionale. Lavorammo insieme per mesi, contenuti pazzeschi, sintonia incredibile, consapevolmente connessi attraverso la scrittura.

Quando mi chiedevano, ma come fai? non hai paura che siano persone “strane” o simile? Beh per una bambina che è cresciuta avendo dei genitori fantastici che ospitavano bambini provenienti da Paesi “diversi” li definivano  così allora :-(, come la mia Mirèlle dal Madagascar. Con lei ci scrivevamo tantissimo e poi finalmente un giorno che non dimenticherò mai, la vidi scendere in carne e ossa da un Bus per trascorrere un mese con me! Per i numerosissimi Pen Friends con cui intrattenevo corrispondenza da tanti Paesi: Inghilterra, Germania, Francia, Stati Uniti …. ma anche per le numerosissime corrispondenze con le amiche che vivevano in Piemonte, Sicilia e poi Cuba, Malta, Svezia, Norvegia. Amici che poi incontravamo nei viaggi … beh … se non si fosse compreso, sono una “dipendente dalla scrittura epistolare” di tutta la letteratura. Ho iniziato con quella settecentesca e ottocentesca, poi dei primi novecento, grazie a mio padre e alle sue collezioni. Poi alle Superiori tra letteratura italiana, francese, inglese e tedesca. E proseguendo, all’Università dove ho scoperto anche quella cinquecentesca e la filologia romanza e germanica …. eh … beh … non servono ulteriori parole 😀  Comunque alle persone importanti continuo a scrivere lettere …. e regalo diari … molto spesso già scritti 😉

Un giorno penso che metterò in ordine tutte le lettere ricevute, per ora mi piace rileggerle e conservarle in una grande busta riposta nell’armadio, insieme alle foto.

Per oggi vi saluto e vi auguro un San Valentino pieno di amore, per voi stess* prima di tutto e poi con tutti gli esseri che amate. Nessuno ne deve essere escluso. Ma prima di cambiare piattaforma 😉 condivido con voi il ricordo più bello dell’amore: I fidanzatini di Peynet. I miei genitori ne erano grandissimi appassionati e mi hanno regalato stampe e quaderni a tema. And last but not least,  il mio regalo più bello di San Valentino (VI) #beKindtoPeople

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