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La felicità è un modo di essere, da comunicare nella maniera migliore

La felicità è un modo di essere, da comunicare nella maniera migliore.

La felicità è un modo di essere. L’ho imparato con gli anni, soprattutto negli ultimi nove anni, quando ho deciso di iniziare il mio percorso di crescita personale. Già, perché si tratta sempre di decidere  e dunque scegliere con consapevolezza il quando, il come e il perché farlo.

Se hai pensato di intraprendere il tuo percorso di crescita personale sappi che dovrai essere determinato, disciplinato e pronto ad affrontare un grande cambiamento.

A come Accettazione

Il tuo nuovo dizionario partirà con la lettera A di accettazione. Sì, dovrai accettare tutto ciò che vedrai, ascolterai e dovrai affrontarlo con consapevolezza e responsabilità. Dovrai essere pronto ad accettare di lasciare andare, di togliere e di aggiungere, ma soprattutto di correggere ciò che in questo momento ostacola la tua crescita. Ciò che scrivo non è per nulla facile per me, ma ho compreso che ha aiutato molte persone a me vicine. Aprirsi significa dare fiducia e affidarsi sia in ambito personale che in ambito professionale.

Ho compreso con gli anni che la qualità della vita è fondamentale, cosa scegli di essere, come e perché e soprattutto chi scegli di avere accanto e come impegnarti perché le connessioni generino costantemente energia. Questo vale nella vita e dunque per la famiglia, gli amici, i colleghi e i clienti che scegli.

La felicità è un modo di essere #consapevolmenteconnessi

Oggi, dopo nove anni di lavoro su me stessa, e soprattutto come inizio del mio 2021 ti posso dire che la felicità è un modo di essere, non si insegue, ma la si trova nella nostra vita quotidiana. Spesso si è più concentrati ad inseguire qualcosa piuttosto che assaporare le cose belle che abbiamo, e di cui non ci rendiamo conto.

Prima di avere mia figlia, quattordici anni fa, capitava anche a me. Ero più concentrata a inseguire i miei obiettivi che a godermi le piccole /grandi cose che accadono ogni giorno. Sia chiaro, non è sbagliato inseguire i propri obiettivi, anzi! è importante averne e essere determinati a raggiungerli, ma non deve essere l’unica cosa. Altrimenti saremo incompleti e penseremo che stiamo solo investendo tempo, facendo rinunce. Ciò che invece dobbiamo creare nella nostra vita è equilibrio.  Come?  Con consapevolezza, attraverso l’affermazione delle belle cose che ci rendono felici, orgogliosi e grati durante la giornata, ogni giornata della nostra vita.

C come Centratura

Altro ingrediente fondamentale è: riconoscere che al centro del nostro equilibrio ci siamo noi. Per generare equilibrio o come si dice per centrarci, dobbiamo imparare a comprendere che il soggetto siamo noi. La crescita personale parte da questo punto e ti posso assicurare per esperienza che comprendere che noi non siamo stati il centro della nostra crescita è “impegnativo”.

Se tu non sei il centro, allora hai tante cose da correggere, e quando dico tante dico veramente un numero incredibile di variabili tutte interconnesse. Niente paura! Ci puoi riuscire, ma, come ti dicevo prima con determinazione, disciplina e pronto ad affrontare un grande cambiamento. E cambiamento significa “sentirti completamente disequilibrato”. Ora il lato positivo è che quel disequilibrio è il cambiamento che sta prendendo avvio, e quello che tu pensavi essere un equilibrio, non lo era! E dunque stai lasciando un ostacolo alla tua crescita.

Di questo disequilibrio fanno parte azioni, abitudini, idee, giudizi e persone, dunque sappi che la revisione sarà molto molto impegnativa. Ma la felicità è un modo di essere e dunque la puoi raggiungere allenandoti con convinzione.

Abbiamo già tutto, iniziamo a rendercene conto

Il passo successivo è scoprire che abbiamo già tutto ciò di cui necessitiamo, ma attenzione, la delusione è renderci conto che lo avevamo anche prima. Migliorare significa proprio questo: consapevolezza di poterci migliorare, altrimenti saremmo già centrati. Ma sappiamo bene che per mantenere l’equilibrio bisogna essere consapevoli di doverci bilanciare costantemente.

Adesso arriva la comunicazione, come possiamo comunicarci (siamo noi il centro) che ci sono tante cose che ci rendono felici durante la giornata e non ce ne rendiamo conto? Lo strumento migliore è il diario.

Tengo un diario da quando ho 6 anni, se mi chiedessero qual è l’oggetto che rappresenta la tua vita? Risponderei proprio questo un diario. E da questi diari ho imparato a riconoscere le mie emozioni, ma soprattutto a conoscere e scoprire la vera me. Il punto è che il diario è un grande supporto, ma poi va riletto, se non si rilegge allora rimane un buon ausilio, ma non uno strumento centrale.

Annotati le cose belle che ti accadono e impara a comunicare attraverso un linguaggio positivo. Con mia figlia da sempre ho dialogato sulle cose belle della giornata. Mi è servito moltissimo per focalizzarmi sulle cose belle (mie) e per comprendere meglio il suo modo di vivere la sua vita, il suo punto di osservazione e le sue emozioni.  Educarci alle emozioni positive significa renderci conto di quante energie possono renderci migliori nell’arco della giornate e di quanto le possiamo scambiare attraverso le nostre connessioni.

Quanto vuoi essere felice oggi? E nella tua vita?

Una nota nel mio diario riporta sempre “quanto vuoi essere felice oggi”? e la mia risposta è “tanto”! La felicità è un modo di essere e io questo modo di essere lo voglio fare mio!

Inconsciamente era una frase che riportavo già da adolescente, “vorrei essere felice ma non ci riesco”, e questa è la frase nel mio diario del 1989 di febbraio. Purtroppo qualche mese prima avevo perso mio padre e vivevo nel regno dell’infelicità, nulla era bello attorno a me. Da grande ho compreso che mi focalizzavo sulle emozioni negative, cercavo il brutto, il triste, il dolore e evitavo qualsiasi cosa di bello ci fosse attorno. Un po’ come chiudere gli occhi, tapparsi le orecchie e decidere che buio e silenzio siano il tuo mondo.

Adesso a quella tredicenne direi, fermati a riflettere, so che stai provando un grande dolore, sono qui per ascoltare tutte le emozioni che hai dentro, accoglile, ascoltale, lascia che il dolore esca, che la rabbia che stai provando si sfoghi, che la tempesta prenda avvio e osservala. Mi dispiace che tu abbia pensato che piangere è da codardi, che provare rabbia è sbagliato, che sbattere i pugni non è elegante, che non dire nulla e restare in silenzio davanti a cose che non ti fanno stare bene sia migliore rispetto ad urlare quello che pensi e che stai provando. Annullare le emozioni, stordirle non le elimina, ma le lascia dentro di te. Quelle emozioni un giorno esploderanno e si scaglieranno contro di te in maniera violenta e tu ti ritroverai in mezzo alla tempesta.

F come Felicità per ciò che siamo

Piangere fa bene. Sfogarsi fa bene. Rendersi conto che l’uomo è fatto di razionalità e di emozioni fa bene. Iniziare ad osservarsi e ascoltarsi e scoprirsi fa bene. Ci insegnano a volere scoprire e comprendere gli altri, ma non ci insegnano a farlo prima di tutto con noi stessi, è per questo che spesso le connessioni con gli rischiano di non essere un valore aggiunto, ma un grande ostacolo. Partiamo con l’essere felici di ciò che siamo.

E quando mi sono resa conto di avere attorno persone che erano connesse con me in maniera nesta, leale e che si preoccupavano per me per le mie emozioni e i miei sentimenti, ho capito di avere degli amici incredibili. E soprattutto che il mostrarmi il lato bello della vita e viverlo non era mancanza di rispetto nei confronti di chi non c’era più, ma mostrargli quanto stavo crescendo e dargli motivi di essere orgoglioso di me sempre.

S come Scelta consapevole

Felicità è dunque un modo di essere e di affrontare la vita comunicando in maniera onesta, trasparente e leale. Significa darsi fiducia e affidarsi agli altri, alle connessioni significative che creiamo nell’arco della nostra vita. Non tutte le connessioni saranno significative, non tutte dureranno nel tempo, perché sarà attraverso la consapevolezza che sceglieremo quelle che ci aiutano a migliorare e quelle che sono un ostacolo alla nostra crescita.

Chi genera valore profondo, chi ci regala emozioni positive, lo sentiamo quando stiamo insieme, quando parliamo con loro, quando desideriamo condividere con loro gioie e dolori; chi non crea valore è chi non ci fa sentire bene, che preferisce farci sentire inadeguati, inferiori, che condivide il suo pensiero costantemente, che sottolinea quanto si è sbagliati in ciò che si fa. Sbagliati? Ma come si fa a pensare di essere migliori di altri? Come si può pensare di sapere cosa è giusto o sbagliato nelle emozioni? nei comportamenti? Sbagliati in un cliché, in un format che appartiene forse solo alla persona conforme a quelle regole che lei ha accettato per buone. Ma esistono gli anticonformisti, quelli che hanno scelto altre regole, altre priorità, un altro modo di affrontare le cose e il mondo. E dunque, il punto è questo, chi non accetta, chi non è inclusivo, forse ha bisogno di altri tipi di relazione 😉

La felicità è una scelta, un modo di essere, e, dunque, la generazione di connessioni significative per quel “piccolo grande mondo” e le connessioni significative non hanno spiegazioni, ma solo emozioni che si vivono insieme. Le connessioni significative sono evoluzione!

C’è una frase che nelle ultime settimane ha echeggiato nella mia mente “nella buona e cattiva sorte” e le mie connessioni hanno esattamente questo: esserci sempre, a prescindere, nonostante tutto … in modi diversi, perché si tratta di evoluzione costante.

Se senti il bisogno di  raccontarmi la tua storia con un messaggio, sarò felice di ascoltarti e di tenere per me le tue esperienze.

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