Personal Branding perché è necessario e come farlo - Francesca Anzalone

Personal Branding: perché è necessario e come farlo con consapevolezza. Nell’era della Reputation Economy è fondamentale avere un’immagine professionale appropriata. Non è più una questione di scelta ma di necessità.

Tutti abbiamo riunioni su Zoom o Meet, seguiamo dirette, facciamo video call. Ad ogni persona corrisponde un’etichetta con nome e cognome e su quella facciamo la nostra ricerca per saperne di più sull’interlocutore, e lui farà lo stesso su di noi. Ad una Live interessante segue il follow, ma prima la lettura della bio. Generalmente, trattandosi di business, la prima ricerca la si fa su LinkedIn, la piattaforma “specializzata” nelle relazioni business. La domanda che ci dobbiamo porre è “Ci presentiamo professionalmente in maniera appropriata”?. Non sempre, e talvolta già a partire dal nome che scegliamo per i meeting.

Personal Branding: perché è necessaro e come farlo con consapevolezza Video IGTV

 

I due aspetti centrali: reputazione e web

Questo articolo nasce da una serie di domande che mi sono state poste sui social rispetto alla mia attività di consulenza, accompagnamento e formazione nelle strategie digitali di comunicazione e marketing. “Come si deve fare per creare un buon personal branding? quanto tempo serve? quanto costa? meglio farlo soli oppure attraverso un consulente o un social media manager?“.  Per questo motivo ho deciso di parlarne in una Live su Instagram per il #CommunicationLab dedicato ai giovani e a tutti coloro che vogliono iniziare a saperne di più di opportunità e rischi nella comunicazione digitale (se ti va trovi il video caricato su IGTV).

Partiamo da due concetti chiave: la reputazione online e il web. Viviamo nella Reputation Economy e dunque una parte importante delle scelte avviene attraverso la reputazione online; e dobbiamo ricordare che nel web si trova qualsiasi informazione e soprattutto che nessuna di queste viene cancellata. Quale idea si farà il tuo cliente di te? E il tuo potenziale cliente o Business Partner? Ti troverà affidabile?

Su questi due concetti dobbiamo imparare a costruire il nostro processo di  valorizzazione e affermazione del nostro Personal Branding, ricordando un aspetto fondamentale, soprattutto per me che promuovo una comunicazione consapevole e responsabile: le parole contano e definiscono, per cui maneggiamole sempre con cura!

Professionalmente ci presentiamo nella maniera più appropriata online? Chi fa una ricerca su di noi, trova come vorremmo essere visti e percepiti? Ma per saperlo e per verificarlo servono idee chiare su ciò che vogliamo essere e come vogliamo essere percepiti dal nostro target; senza dimenticare i KPI che devono caratterizzare il percorso.

#Consapevolmenteconnessi con le nostre caratteristiche, obiettivi e target

Per costruire le basi del miglior percorso servono questi tre elementi:

  • Caratterizzazione del professionista (conoscenze, competenze, capacità) > che diventa il prodotto di qualità da vendere
  • Obiettivi precisi (facciamo business, dunque saranno sicuramente dati concreti da raggiungere, ovvero i KPI che ci siamo fissati)
  • Target: tre target in ordine di importanza da soddusfare a livello informativo al fine di farli decidere per l’acquisto del prodotto.

Quanto tempo occorre per questa analisi, per l’avvio di un profilo professionale? Se il profilo non è particolarmente complesso e ha bisogno di identificare i tre elementi chiave una consulenza di due ore permette di avere un’idea più chiara e precisa. Ovviamente sono stime generali, ogni profilo va valutato in maniera personalizzata. Ma qui, voglio rispondere a: quanto tempo serve con un professionista del settore? Partiamo da un minimo di due ore con un consulente che conosce bene il vostro settore, la quantificazione economica sarà in base alla tariffa oraria. Perché un professionista? Perché è obiettivo e conosce il mercato, soprattutto attraverso la sua esperienza articolata. Mentre molto più lunga l’analisi in termini di tempo e di ricerche, e meno obiettiva se fatta in autonomia. Ma questo non significa non poterlo fare, semplicemente dispendio di tempo, energie e forse minor opportunità se non vediamo con apertura nuovi modelli di business (qui la valutazione è fatta dalla quantificazione delle ore che ci impiegate moltiplicata per il vostro costo orario. Se il costo è superiore alla parcella del professionista, vale la pena fare una valutazione).

Per caratterizzazione si deve mappare in maniera precisa e puntuale tutto ciò che “delinea” il professionista in termini di conoscenze, competenze, capacità e naturalmente crescita e miglioramento costante (perché non basta sapere oggi, ma si deve stare al passo con la trasformazione costante in atto). Da questa mappatura si deve poi fare un match con tutte le caratteristiche che interessano al target, e scegliere quelle che corrispondono che saranno l’aspetto centrale per i nostri contenuti.

Per focalizzare gli obiettivi migliori singifica analizzare, valutare e scegliere in modo S.M.A.R.T. ovvero in maniera specifica, misurabile, raggiungibile, rilevante, temporalizzabile.

Per definire il target, beh anche in questo caso è sempre una questione di scelta migliore, fatta da un’analisi, una valutazione e l’identificazione di dati oggettivi e concreti da raggiungere (KPI).

Personal Branding non è vanità, ma necessità

Sono due gli aspetti centrali di questa affermazione: non parliamo di vanità perché, anche se il professionista è il soggetto, la comunicazione è centrata sul target sulle sue esigenze, sulle sue leve, modalità di interazione e dunque non sarà una comunicazione autoreferenziale. 

Ciò che conta è comunicarsi nella maniera più efficace per i propri obiettivi di business e non di vanità. Non è fondamentale la quantità, ma la qualità (nella maggior parte dei casi, ma come dicevo precedentemente, ad ogni persona corrisponde un percorso personalizzato).  Dunque i contenuti saranno progettati in base alla mappatura delle tematiche e argomenti più interessanti per le esigenze del target (cliente) e la narrazione, focalizzata esattamente a valorizzare i tratti distintivi del professionista che concorrono nel processo decisionale di acquisto (del prodotto o del servizio).

Immaginate di essere un professionista, ma anche un imprenditore, un CEO, un manager ed essere l’oggetto di una ricerca online: preferite che siano gli altri a definirvi? O vorreste essere voi a tracciare il vostro profilo più rappresentativo e leggere degli aspetti che vanno a completare la percezione che si genera di voi online? Al vostro silenzio non corrisponde il nulla, ma corrisponde una comunicazione che vi definisce da parte di terzi. Non è meglio sapere cosa dicono? come vi definiscono ed essere voi stessi i primi a definirvi professionalmente?

Ma veniamo ai contenuti e alla loro progettazione: è una fase molto importante fatta di analisi, valutazione, scelte e produzione. Anche in questo caso come nella precedente è una questione di consapevolezza e responsabilità.

Il punto fondamentale è: non devi essere presente ovunque ma esserlo correttamente e in maniera appropriata sul canale che professionalmente ti permette di raggiungere i tuoi obiettivi e di comunicarti al meglio al tuo target.

Come faccio a sapere dove devo investire il mio tempo? La risposta è: dove si trova il tuo target; dove puoi raggiungerlo, coinvolgerlo e dove puoi costruire la relazione più significativa.

Nel video IGTV oltre a questi aspetti ti racconto anche alcuni focus strategici per il profilo su Instagram, buona visione 😉

Non mi resta che salutarti e invitarti a seguire i miei canali social, continuare a leggere il mio Blog www.francescaanzalone.it e ascoltare i miei podcast dedicati alla Comunicazione, che passione! Continua a scrivermi in chat e grazie e ricordati di comunicare sempre con consapevolezza e responsabilità.