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Social Activism “Be kind to People” – il mio viaggio nella comunicazione in ogni forma e in ogni luogo

Social Activism “Be kind to People”: costruire relazioni significative e agire con consapevolezza e responsabilità

Social Activism, dal pensiero all’azione: comunicare non è più sufficiente, bisogna agire, testimoniare e fare squadra #consapevolmenteconnessi sia online che offline. Senza l’azione nessuna parola porta con sé attivismo, e i social lo hanno ampiamente sottolineato negli ultimi anni. Anzi potremmo dire che hanno insegnato a prendere con maggiore responsabilità il proprio percorso. Bentrovati e buona domenica in questo mio viaggio personale e professionale nelle principali tematiche del momento.

Da una parte la partecipazione attiva, la condivisione di idee e valori, dall’altra la paura dei cosidetti Washing mediatici ha delineato una nuova strategia comunicativa ma non solo.

SOCIAL ACTIVISM: QUALI LE NUOVE DINAMICHE?

Quali le nuove dinamiche tra i social media, attivismo e movimenti sociali? Quali le nuove figure che si affacciano sulla scena mediatica grazie alle loro idee? Ma soprattutto quali le azioni di denuncia e divulgazione su tematiche precise?

Una volta si partecipava offline. Quando si credeva in una causa dopo le lezioni si rimaneva in uno spazio chiuso o aperto (a seconda delle possibilità) e si condivideva la visione e la strategia per portare avanti quella determinata idea. Si partiva sempre da un gruppo ristretto di persone, spesso compagni di corso o di classe, e si allargava attraverso le singole relazioni. “Potrebbe interessare anche a … potremmo coinvolgere anche ….” ognuno con un ruolo specifico.  Il gruppo si allargava, le idee aumentavano e nella maggior parte dei casi si trasformavano i striscioni, scritte, cartelli e voglia di cambiamento. Era l’occasione per mettere in comune le idee, ma anche di aggregarci, di condividere e di incontrare persone nuove che come noi, nutrivano interesse per un determinato argomento. Alla base di tutto la voglia di fare e di “cambiare le cose” che non ritenevamo corrette. Tutto partiva da un problema, da un qualche cosa che leggevamo sui libri, da una “chiamata ad agire per non lasciare correre qualcosa che non faceva parte del nostro modo di pensare e di interagire”. potrei citare centinaia di momenti nei quali dopo una lezione, dopo una telefonata o dopo un incontro sono seguiti cartelloni, incontri di confronto e veri e propri dibattiti pubblici ai quali chiamavamo a partecipare ragazzi più grandi, talvolta adulti e realtà anche del territorio ai quali chiedevamo spiegazioni. Sempre mossi da grande passione, voglia di cambiamento e attenzione su quelle parole che venivano utilizzate in maniera inappropriata; tanto forti da trasformarsi poi in concetti negativi che potevano proseguire in veri e propri comportamenti “inacettabili”. Devo dire che anche in questo caso ho avuto la fortuna di avere compagni di scuola, di corso e amici sempre pronti e attenti a tantissime tematiche, ma soprattutto degli insegnanti che ci mostravano il mondo non come microcosmo del nostro territorio, ma come un luogo sconfinato e ricco di milioni di sfumature. “Non siamo tutti uguali, ognuno di noi è diverso: ha il suo credo, ha la sua visione, ha il suo modo di affrontare le cose e noi lo dobbiamo sapere”. Ognuno di noi pensa e agisce differentemente e questa è la più grande ricchezza. E questa ricchezza me la porto dentro ancora oggi, perché è proprio ciò che mi permette di non avere mai pre-giudizi, di poter dialogare con chiunque e di poter costruire una lunga vita insieme anche con chi ha idee diverse dalle mie. Un modo bellissimo per crescere ogni giorno. Un modo bellissimo per costruire relazioni significative tra persone. Se non avessi avuto queste basi così solide di accettazione, accoglienza, consapevolezza della diversità, … probabilmente mi mancherebbe una grande parte della sensibilità all’ascolto maturata negli anni. Per questo quando mi chiedono che percorso si deve seguire per essere un bravo PR Manager rispondo sempre che serve un percorso professionale e personale molto articolato. E in questo ho avuto degli insegnanti straordinari, degli amici incredibili e tantissime opportunità di conoscenza durante i miei viaggi a partire da giovanissima. Tra gli insegnanti inserisco anche i miei genitori, perché mi hanno insegnato a non prevaricare mai, soprattutto perché ognuno vive una propria esistenza, in un proprio contesto con delle proprie emozioni, e noi non sappiamo fino in fondo quali sono: perciò mai dare il proprio giudizio o io avrei fatto così, ma mettersi a disposizione sempre per ascoltare.

SOCIAL ACTIVISM E NUOVI INFLUENCER

Oggi la comunicazione è molto più ampia grazie al web e ai social e sono emersi  nuovi Influencer, quelli che credono in ciò che divulgano, che prendono parte attivamente alla vita social offline e usano i social media come strumento di propagazione di un messaggio. Sono anche quelli che influenzano il linguaggio dei Brand, ma non solo, per sensibilizzare su aspetti in cui credono e per denunciare quando “ci si approfitta di una causa per solo scopi commerciali e di immagine”.

Quello che facevamo mettendoci la faccia, reggendo i cartelloni durante i cortei, organizzando le giornate per approfondire determinate tematiche. Organizzando viaggi all’estero per conoscere quella determinata tematica, cercando di viverla in prima persona. Oggi abbiamo grandi opportunità, possiamo non solo leggere libri, conversare con grandi esperti, credere in una causa e diventarne parte attiva anche come divulgatori, possiamo ampliare gli orizzonti in pochi minuti grazie ai social. Ma la cosa che amo maggiormente di questo periodo è la possibilità di smascherare chi non è davvero parte attiva; chi non ci crede fino in fondo, e chi, di una tematica specifica ne fa solo comunicazione senza nessuna azione. Le crisi mediatiche sono un grande insegnamento per chi le vive: si comprende oggi che non si può solo riempire i canali e i siti di frasi belle e ad effetto. Bisogna agire con consapevolezza e responsabilità. “Un gesto vale più di mille parole” rimane una grande affermazione anche nell’era dei social!

Il social activism è trasversale, integrato tra online e offline e soprattutto concreto. Non si può dichiarare di essere coinvolti in una causa senza elementi concreti che ne testimoniano la reale appartenenza. E questo ce lo confermano i numerosissimi Washing dal Green al Pink, al Covid, ma l’elenco è ampio e articolato. Oggi comunicare bene, condividere una vision ben delineata non è più sufficiente, anzi, se non supportata da un’azione concreta e articolata nel tempo diventa un potenziale alto di crisi mediatica. Dunque, dalla dichiarazione all’azione per essere parte di una società fisica e virtuale, per diventare parte attiva in idee e movimenti sociali. Mi sono specializzata nella comunicazione di crisi proprio perché nel mio io essenziale ho sempre sentito il bisogno di valutare i rischi di ogni cosa prima di agire. 

Questa mia propensione alla valutazione del rischio in certi momenti è stata anche una “difficoltà” soprattutto da ragazzina quando gli amici non pensavano mai alle conseguenze, e quando dicevo “ma se poi ….” mi rispondevano con “poi vediamo!”. Quindi la mediazione tra il mio “ma se poi e il poi vediamo” era un buon equilibrio per gestire le conseguenze che inevitabilmente ci trovavamo ad affrontare 😀 #consapevolmenteconnessi tra noi e il mondo era l’approccio alla vita che avevamo, sempre pronti a partecipare e mai a rimanere ad osservare passivamente. Una caratteristica che continua ad essere parte di me e soprattutto un aspetto del mio carattere che forse è tra quelli che amo di più.

Si parte dalla consapevolezza di un problema, dalla voglia di prendere parte alla risoluzione e prima ancora alla sensibilizzazione sociale attraverso ogni canale; per poi diventare responsabili di azioni e di un piccolo cambiamento che passo dopo passo può raggiungere sempre più persone. Oggi ci si aspetta una presa di posizione, una presa di responsabilità, una partecipazione alla vita pubblica che non può essere fatta solo di parole, ma di azioni concrete e di costruzione di reti sempre più partecipate. Le Community diventano ambienti di discussione, di riflessione, di sensibilizzazione in grado di influenzarsi vicendevolmente. E questo lo hanno ben compreso i nuovi Influencer che si sono affacciati con obiettivi precisi di cambiamento e anche i Brand, le Istituzioni e gli Enti che, in parte sperimentandolo sulla propria pelle, hanno rischiato di perdere la fiducia e la credibilità costruita in anni di lavoro. Oggi la cittadinanza partecipa, fa sentire la propria voce, le nicchie hanno acquisito visibilità grazie alle opportunità del web e con grande determinazione stanno contribuendo ad un cambiamento sociale. La parola, l’uso dei termini, il linguaggio appropriato sono alla base della consapevolezza: si inizia con la divulgazione, l’educazione all’uso consapevole e responsabile per poi passare al come, posso trasferire tutto questo in azioni concrete.

BRAND ACTIVISM: ATTENZIONE AI WASHING

Dai giovani, ai meno giovani, fino a Brand, Enti e Istituzioni, ognuno è chiamato a partecipare attivamente alla società prendendo parte ad un’azione. E se pensate che non farlo sia un modo per evitare possibili crisi mediatiche, state sbagliando. Oggi ci si aspetta una presa di posizione da parte di ciascuno di noi in un’ottica di trasparenza, lealtà e correttezza.

Accoglienza, accettazione, rispetto, dignità della persona, diritti delle donne, empowerment, sono tra le parole che amo di più e attorno alle quali mi piace ricordare tanti episodi della mia vita, articoli scritti, incontri, conoscenze, materie studiate, esami sostenuti, formazione erogata, formazione fruita, copy scritti e fotografie di eventi che porto nel cuore conservati nell’armadio. Ovviamente, ormai avete chiaro il fatto che non mancano mai foto e pagine dei diari. Ma soprattutto quello che sono felice di ricordare è che tante di quelle persone con cui condividevo tutto questo continuano a fare parte della mia vita e ogni tanto ci concediamo serate Revival di episodi indimenticabili. E sempre con il finale “Eravamo dei gran fighi, però!”

Ti lascio qualche spunto di riflessione a livello professionale e sul mio Blog www.francescaanzalone.it potrai trovare approfondimenti video e podcast (gratuiti):

  • La Vision non è più completa ed efficace se non accompagnata da azioni concrete, da partecipazione e da prese di posizione da parte del Corporate o del Brand. Senza dimenticare che oggi anche il CEO ha il suo Branding.
  • Fare rete è fondamentale, siamo tutti interconnessi e costruire con chi crede fermamente in una causa significa avere il miglior partner per la costruzione della corretta strategia. Crederci non basta se non si segue un percorso articolato.
  • Partecipazione è dimostrazione: anche i social media manager oggi hanno specializzazioni e competenze sempre più verticali. Perché partecipare facendo sentire la presenza sui social non è più sufficiente. Si deve costruire consapevolezza e si deve dimostrare di conoscere l’argomento.